Premessa

La Cadore è una brigata morta?


  Io penso di no. Tutti noi la manteniamo viva nel cuore. Semplicemente per questo motivo si è voluto "creare" questo sito. In esso sono raccolti  testi tratti da volumi regolarmente in vendita (comprateli, non è tutto qui!). Questi testi però trattano di tutti i reparti alpini, nel loro insieme. Ho voluto raccogliere ciò che ho trovato riguardo la nostra Brigata Cadore e i suoi reparti per un debito di riconoscenza. E chiunque abbia "servito" negli alpini sa di cosa sto parlando...
  Si sente dire, da coetanei "alpini" di altre brigate, che la Cadore non è una brigata "storica", tant'è che è stata sciolta. Premettendo che la storia di un'unità si fa anche in tempo di pace (e quale brigata lo ha fatto meglio della Cadore?), in linea di principio si potrebbe anche essere d'accordo. E' un fatto però che i Reggimenti, i Battaglioni e i Gruppi che la componevano, non solo sono stati tra i primi creati nel 1872 (a Pieve di Cadore la 14^ di 15 Compagnie Alpine), ma discendono direttamente da quelle Milizie Cadorine che combatterono contro gli austriaci nel Cadore nel 1848 al comando di Pier Fortunato Calvi.
  Al battesimo del fuoco degli alpini, in Eritrea nel 1887, hanno partecipato uomini del 5°, 6° e 7° Reggimento. Il solo 7° reggimento, il più decorato tra i reggimenti alpini, si fregia nella sua storia di 8 Ordini militari d'Italia (già Ordini militari di Savoia), di 12 medaglie alla Bandiera e di 1182 medaglie individuali. Questo glorioso reggimento sopravvive ancora oggi con il Battaglione Feltre, nella Brigata Julia. Non si può certo dire che le gesta dei Cadorini si perdano nell'anonimato, quindi. Ecco dunque il sito della gloriosa, Brigata Cadore.

     

  Queste sono le bandiere alle quali abbiamo donato un periodo della vita, se non la vita stessa, nei battaglioni, gruppi e reggimenti della Divisione Pusteria, della R.S.I. e della Brigata Cadore.

In questo sito vengono raccolti senza pretese più di centotrent'anni
di entusiasmo, sacrificio, fedeltà, lacrime e sangue degli alpini Cadorini.

  Si è cercato, per quanto possibile, di evitare il sentiero della retorica. In quanto alpini lo sappiamo, purtroppo a volte si sbaglia sentiero senza volerlo. Alcuni testi risalgono a molti anni fa e riflettono il clima sociale e politico di quei tempi. E' sembrato giusto mantenerli come in originale, stralciando solo le parti non essenziali.
  Infine, una speranza: che un giorno ci sia permesso di vedere rinascere i gloriosi reparti, oggi sacrificati sull'altare della riorganizzazione in senso professionale delle forze armate. Per l'ennesima volta i nostri reparti hanno compiuto il loro dovere, che, di questi tempi, significa "non essere più".

Sta a noi "Cadorini" fare in modo che essi vivano per sempre nella memoria.


Affresco di Paolo Caccia Dominioni, Geniere Alpino

 

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